alveare

Dire ( eh!)
Accendere la musica ( eh!)
Chiudere gli occhi
Non fare male
L’erba se ne frega
I libri
Astronavi e botti
Vulcani che si spengono
Altri silenziosi
Mi giro sulla schiena
Un fatto di nessuno
Mi alleno
Dormo
Bene
Non faccio attenzione a non schiacciare le formiche.

/

Dio era davanti a me, mio come una casa in affitto.
Mi guardava come fossi la bambina di una taglia più grande del vestito che mi aveva preparato.
Mi ha sfiorato lo zigomo. Poi ha lasciato cadere la mano. Mi ha dato la sua bocca.
Ha detto lasciala scorrere lungo le curve dei gomiti, nello sbadiglio.
Sentirai il duro della testa, la forma liquida del sangue.
Ti entrerò come la morte. Ti farò vedere.

Una coltellata di neve ha fatto il suo ingresso.

Era pazzo.
Io con Lui.
Era inverno.
Ero grassa di Lui.

Poi è successo. Qualcosa si è deformato.

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PATRIZIA CAVALLI, Ah smetti sedia

Ah smetti sedia di esser cosi sedia!
E voi, libri, non siate così libri!
Come le metti stanno, le giacche abbandonate.
Troppa materia, troppa identità.
Tutti padroni della propria forma.
Sono. Sono quel che sono, solitari.
E io li vedo a uno a uno separati
e ferma anch’io faccio da piazzetta
a questi oggetti fermi, soli, raggelati.
Ci vuole molta ariosa tenerezza,
una fretta pietosa che muova e che confonda
queste forme padrone sempre uguali, perché
non è vero che si torna, non si ritorna
al ventre, si parte solamente,
si diventa singolari.

Solchi


come un sasso invaghito
dell’onda
mi possiede mi possiede
per sempre
questo vuoto aperto
di abbandono
mi perforano le tempie
come di liturgie
in ginocchio
fino alla rovina
queste pagine aperte
nel tempo in precipizio
m.a.

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ROSANNA ARGENTINO, Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi

Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poiper questo gli chiedeva “abbassa la voce”pensava che se le parole si fossero fattesimili al silenzio la loro assenza sarebbe statapiù lieve come un bisbigliare oltre una porta chiusao come qualcuno che senti muoversi nella, stanza accanto.“Cambia tono” diceva a lei lui che non capiva,e confuso rallentava il passo, cercava un riparoda quell’estate improvvisa, dall’assalto dell’inatteso.Ma fu in quella luce stinta che cominciò a sentireche le cose a volte implodono, senza implorare altro,e tornano in se stesse e stanno affini al silenzio.Così cedette e abbassò la voce tanto che tacque.

via Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi.

via Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi.

CRISTINA BOVE, Quasi un teatrino

cristina bove

La prima intinse il dito nel bicchiere
lo passò sulla bocca della bambola che si tinse di rosso.
La seconda disse che il morellino di scansano
non va sprecato in questo modo.
La terza alzò le spalle sbuffando e le mandò a quel paese
aveva bei dentini nel sorriso
di porcellana, occhi di vetro azzurro
ammiccanti in frazioni di secondo__ non se ne accorse mai nessuno.

Di quelle tre non c’era da fidarsi.
Lo sapevano gli orsi, i cani e i gatti
tutta la comitiva di peluche
coccodrilli di plastica, supereroi in mimetica
raccontavano cose che gli umani__cose che, come scrisse il gran poeta
ce ne sono talmente sotto il cielo
da non potersi immaginare.

Ma nemmeno l’indizio plateale
_La fattoria degli animali_
fu mai considerato seriamente.
– Come non se ne accorsero?- domandò la più piccola
– Erano troppo intenti a sopraffare, a rubarsi l’un l’altro di che vivere

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Poetarum Silva

 Patrizia Vicinelli

    Patrizia Vicinelli

    Non sempre ricordano

    Poesia Prosa Performance

    Le Lettere

«e il cesso è favolosamente bianco e banale e il primo brivido è stata la mia vita il mio whisky di stasera is nothing for me sappia telo, io voglio farvi deviare sappiatelo, amici nemici sappiatelo, preparatevi»

(da Messmer, Romanzo del 1980-’88)

Favolosa e straniante, la Vicinelli ci invita ad entrare nel panorama multiforme e caotico di una poetica continuamente in fieri. Offrendosi come personalità frazionata, scossa da un forte sentire, come ci mostra il romanzo biografico Messmer, il pronome personale «io», di questa poetessa o poeta, passa continuamente dalla prima alla seconda e terza persona, che sia plurale o singolare. Attraverso la propria esperienza, messa a nudo, la Vicinelli ci presenta una sorta di inferno capovolto: quello degli anni a cavallo tra i Settanta e gli…

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