forse

Solchi

si scompone al sangue e scivola dai monti
come limo di lava  dissidente
a notte tarda
questa veglia marchiata di distanza
attesa in rimasugli di parole

*
dimmi chi ci risarcirà 
*
vuoto malessere  sfacelo
 giustizia ingiusta
una manciata di demagogia
tante crepe e nei cuori il moto
farsi tufo
*

forse un dio nascosto esplora
tra le righe quel tuo grido
forse

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SILVIA BRE

Il corpo sta alla terra come il cuore all’addio
bestie intrecciate che si appartengono per destino
nonostante la lotta.
Prima si perde il sonno, poi i capelli, poi
tante parole fino a io, quella che tiene tutto.
Dopo dilaga l’urlo che stava quieto per educazione,
si rende l’anima al cielo da cui cadde – sei animale,
sei pronto.
C’è un ordine, in ogni morire, che conquista.

Di che cosa ragiono? Più di nulla,
prevedo i temporali,
lascio che l’autunno mi riguardi, resto fuori,
faccio equazioni fino all’alba
tra un’aquila e uno specchio, scommetto
di tramutare un sasso nel sasso di sempre
sotto gli occhi degli altri,
che ogni cosa sia la stessa cosa se la guardo.
Sento che è poco,
voglio che sia meno.
Sognare un ago immenso che cuce inutilmente il cielo.