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La dimora del tempo sospeso

Ingeborg Bachmann
Anna Maria Curci

Foto, interviste, filmati, registrazioni mi hanno fatto conoscere il suo volto, i suoi gesti, la sua voce. La lunga frequentazione con i suoi testi mi fa tuttavia prediligere l’immagine con la quale l’ha rievocata, nel 1986, nel suo romanzo Estinzione, Thomas Bernhard. Ingeborg Bachmann è lì Maria, “la mia prima poetessa” (così la chiama l’io narrante), che appare all’improvviso nella valle di una località dell’Italia settentrionale “con il suo folle completo, giacca e pantaloni”. Sembra che venga direttamente, o stia per recarsi, a una serata di gala al Teatro dell’Opera. Viene da Parigi, Maria, non da Roma, dove all’epoca abita. Così, per me, Ingeborg Bachmann è Maria, nella sua mise per l’Opera, felicemente fuori luogo per una escursione in montagna, con i pantaloni neri di velluto stretti sotto il ginocchio, con la giacca di velluto color rosso cardinale e il colletto turchese.

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CHRISTINE BUSTA, Poesie

Solo una volta
s’è mostrato il merlo acquaiolo.
Splendeva
il bianco sul suo petto.
Là dove s’è tuffato,
il fiume non può mai più
ridiventarci oscuro.

CIÒ CHE VORREI DONARTI PER L’AVVENTO

Un suono d’organo antidoto al mattino cupo,
il mio respiro contro il vento gelido del giorno,
fiocchi di neve come promessa di stelle la sera
e una luce per la via di chi era dato per perso,
l’angelo, che nel cuore della notte
annuncia la rinascita dell’amore.

INVERNO AL DI SOPRA DEI TETTI

Questi giorni sono scritti in maniera diversa:
rosso su bianco,
con i piedi di colombe grigie, pidocchiose,
messaggere della pazienza, chinate a schivare il vento di neve,
mentre scrutano vigili il groviglio delle finestre assiderate.

Segni non colti di fiducia sbeffeggiata poco a poco;
ma ancora si volteggia sull’abisso.
Forse però
una mano sparge prima di notte
il chicco della grazia, quello duro.

Erich Fried, Come ti si dovrebbe baciare

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombellico
… non è solo il tuo grembo che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio

il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso

Ingeborg Bachmann, Cose di tutti i giorni

INGEBORG BACHMANN (poetessa austriaca; 1926 – 1963)
COSE DI TUTTI I GIORNI

Continuata, solo continuata
e nemmeno dichiarata
è la guerra.
L’inaudito è il quotidiano.
L’eroe sta
lontano dai campi di battaglia.
Il debole è gettato
nella zona del fuoco.
L’uniforme del giorno è la pazienza.
La medaglia
è una povera stella
di speranza sul cuore.

E te la danno, la medaglia
se non succede più niente
se la mitraglia è muta
se il nemico è invisibile.
Se l’ombra del riarmo eterno
nasconde la vista del cielo.

Sì, te la danno, la medaglia:
se abbandoni la tua bandiera
se affronti l’esercito amico
se tradisci i suoi segreti vergognosi.
Se sputi su tutti gli ordini.

Ben Shahn, Allegory, 1948