Paulo Leminski, Invernacolo

 

Questa lingua non è mia,
ognuno lo comprende.
Quando il senso cammina,
la parola attende.
Forse dico appena bugie,
magari solo mento verità.
Così mi parlo, io, minima,
chissà, mi spiace, non si sa.
Questa non è la mia lingua.
La lingua che parlo accenna
una canzone antica,
la voce, oltre, senza parola.
Il dialetto che si usa
al margine sinistro della frase,
ecco la parlata che mi “lusa”,
io, mezzo, io dentro, io quasi.

Ho già detto di noi.
Ho già detto di me.
Ho già detto del mondo,
Ho già detto ora,
io che ho già detto mai.
Tutti lo sanno,
ho già detto molto.

Ho l’impressione
d’aver già detto tutto.
E tutto così all’improvviso.

paulo-leminski-poeta-

Martha Medeiros, Ode alla vita

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Henri Matisse, “The Silence that Lives in Houses”, 1947