ELISABETH JENNINGS, NON DETTO

Sono contenta che alcuni non abbiano parlato
del loro amore giovanile, contenta di essere timida
e di essermi stupita di come il cuore sembrava spezzarsi
e però con gioia. È bene quando non tentiamo
di forzare noi stessi o far sì che altri si mettano addosso
ombre che ci appartengono. Le parole mi frenavano
quando ero adolescente. Ne udivo il suono
ma non le usavo. Così impariamo che la mancanza
produce una ricchezza che nessuna forzatura otterrebbe.
Le nostre prime storie d’amore sono un mondo di fate
e forse anche le ultime. C’è un dolce dolore
nel pensare a come abbiamo imparato a capire
l’amore anzitutto in piccole perdite. Ora esse significano
case d’oro che abbiamo imparato a difendere.

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Dylan Thomas, Lasciatemi fuggire, essere libero

DYLAN THOMAS (Swansea, Galles, 1914 – New York, 1953)

Lasciatemi fuggire, essere libero
(Vento per il mio albero, acqua per il mio fiore),
Vivere per me stesso
e soffocare dentro di me gli dei
o schiacciare sotto il piede le loro teste di vipera.
Nessuno spazio, voi dite, nessuno spazio;
ma non mi ci terrete,
anche se è forte la vostra gabbia.
La mia forza minerà la vostra,
perforerò la vostra nuvola oscura
per vedermelo il sole,
pallido e marcio, una brutta escrescenza.

Dylan Thomas, Nella mia arte scontrosa o mestiere

DYLAN THOMAS (Swansea, Galles, 1914 – New York, 1953)

Nella mia arte scontrosa o mestiere
Praticata nel silenzio notturno
Quando soltanto la luna infuria
E gli amanti giacciono nel letto
Con tutti i loro affanni tra le braccia,
Io mi affatico a una luce che canta
Non per pane o ambizione
O per pavoneggiarmi e vender fascino
Sui palcoscenici d’avorio,
Ma per il comune salario
Del loro più intimo cuore.

Non per il superbo che s’apparta
Dalla luna che infuria io scrivo
Su queste pagine di spuma
Né per i morti che torreggiano
Con i loro usignoli e i loro salmi,
Ma per gli amanti, per le loro braccia
Attorno alla angosce dei secoli,
Che non pagano lodi né salario
E non si curano del mio mestiere o arte.