JOAQUIN SABINA, La tua notte e il tuo giorno

Posso farmi delicato e dire
che le tue labbra hanno lo stesso sapore delle labbra
che bacio nei miei sogni,
posso diventare triste e dire
che mi basta essere il tuo nemico, il tuo tutto,
il tuo schiavo, la tua febbre, il tuo padrone.

E se vuoi posso essere
anche la tua stazione e il tuo treno,
il tuo male e il tuo bene,
il tuo pane e il tuo vino,
il tuo peccato, il tuo dio, il tuo assassino…

O forse quell’ombra
che si sdraia al tuo fianco sul tappeto
al bordo del caminetto
ad aspettare salga la marea.

Posso diventare umile e dire
che non sono il meglio,
che mi manca valore per legarti al mio letto,
posso farmi dignitoso e dire
“vieni da me quando ti stufi di amori
modesti di un momento… chiamami.”

E se vuoi posso essere
anche il tuo trapezio e la tua rete,
il tuo addio e tuo “ci si vede”,
la tua coperta ed il tuo freddo,
la tua risacca, il tuo lunedì, il tuo disgusto…

O forse quel vento
che ti viene dalla noia
e ti lascia abbracciata ad un dubbio,
in mezzo alla strada e nuda.

E se vuoi posso essere
anche il tuo avvocato e il tuo giudice,
la tua paura e la tua fede,
la tua notte ed il tuo giorno.

Il tuo rancore, il tuo perché, la tua agonia,
o forse quell’ombra,
che si sdraia al tuo fianco sul tappeto
al bordo del caminetto,
ad aspettare salga la marea.

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CHRISTINE BUSTA, Poesie

Solo una volta
s’è mostrato il merlo acquaiolo.
Splendeva
il bianco sul suo petto.
Là dove s’è tuffato,
il fiume non può mai più
ridiventarci oscuro.

CIÒ CHE VORREI DONARTI PER L’AVVENTO

Un suono d’organo antidoto al mattino cupo,
il mio respiro contro il vento gelido del giorno,
fiocchi di neve come promessa di stelle la sera
e una luce per la via di chi era dato per perso,
l’angelo, che nel cuore della notte
annuncia la rinascita dell’amore.

INVERNO AL DI SOPRA DEI TETTI

Questi giorni sono scritti in maniera diversa:
rosso su bianco,
con i piedi di colombe grigie, pidocchiose,
messaggere della pazienza, chinate a schivare il vento di neve,
mentre scrutano vigili il groviglio delle finestre assiderate.

Segni non colti di fiducia sbeffeggiata poco a poco;
ma ancora si volteggia sull’abisso.
Forse però
una mano sparge prima di notte
il chicco della grazia, quello duro.

NELLY SACHS, La parola perduta

Non so più
dove cantano gli uccelli
o
se c’è un pianto nel mare
dove gli angeli del profondo
scrollano via tremando il divino terrore
d’essere rapiti nell’aria –

Non saprò mai
se i voraci desideri
questi pesci-spada
che trapassano
meraviglie dell’anima dolcemente sgusciante
si consumano nell’ardente mandorla della terra
e se con un soffio l’universo offeso
nel volgere di una notte
non ha spento la mia luce nera

perché di nuovo ho perduto dormendo
una parola d’amore.

MARIANGELA GUALTIERI, Poesie da BESTIA DI GIOIA

da UN NIENTE PIÙ GRANDE

Un mio me
soffre. Chi è? Chi scalcia sul fondo
di questo quieto piroscafo. Giù
nella stiva il passeggero più vivo
batte i suoi colpi.
Chi lo tiene sepolto? E che cosa vuole
questo bastardo bambino che scalcia?
Nel fondo di me, un me soffre –
la sua bandiera stropicciata
non ha nessun vento.
È murato. Il bambino più vivo
murato sul fondo.
Con la sua magra manina
mi stringe il cuore al mattino
un poco stringe e duole.
Che cosa prometto quest’oggi al mio
prigioniero? Con quali parole false
lo tengo zitto per un giorno intero?

 

ALCESTI

Ma solo pensare a te.
Non è una figura che viene
una nitida traccia.
È come cadere in un posto
con un po’ di dolore.

Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata.
Un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge, che
graffia, sta fuori misura.

Mio vero tu, mio altro corpo
mio corpo fra tutti mio
più vicino corpo, mio corpo destino
ch’eri fatto
per l’incastro con questo mio
essere qui in forma di femmina
umana. Mio tu. Antico suono
riverberante, antico
sentirti destino intrecciato
sentire che sei sempre stato,
promesso da ere lontane
da distanze così spaventose
così avventurose distanze da
lontananze sacre.

Tu sei sacro al mio cuore.
Il mio fuoco
brucia da sempre col tuo
il mio fiato.

Io parlo delle forze —
di correnti sul fondo del mio lago
sul fondo del tuo, oscure e potenti,
più del tempo dure più dello
spazio larghe, ma sottili
al nostro sentire,
afferrate appena
e poi perdute, nel loro gioco.

Che cosa siamo io e te? Che cosa eravamo
prima di questo nome? E ancora
saremo qualcosa, lo sappiamo e non
lo sappiamo, con un sentire
che non è intelligente lavorio cerebrale.

Nessuna parte di corpo che muore
nessun pezzo umano, nessun arto,
nessun flusso di sangue, nessun
cuore, nessuno, niente che sia
stretto nel giro del sole, niente
che sia solo terrestre umano muove
il tuo cuore al mio, il mio al tuo,
come fossero due parti di un uno.

Allora tu sei la mia lezione più grande
l’insegnamento supremo.
Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste
l’uno solamente, senza il due.

 

NATURALE SCONOSCIUTO

Tutto davanti al volto si rivolta
nulla sta fermo nella rotazione.
Il moto della terra
avvicenda le vite
alle vite, sbenda il pulcino
dal suo guscio e lo conduce becchettando
fino alla sua forma piena
fino alla matrice, alla riproduzione
fino al rosso  vivo della cresta.

 

da UN NIENTE PIÙ GRANDE

La bambina è rimasta con me.
Non è mai nata.
Si sbilancia fra i miei precipizi
ride forte e lenta dorme
e  forte resta
resta sempre. Col suo cuore
che fa cuore col mio.
La bambina  di sole azzurrina.

 

foto©DinoIgnani

mariangela_gualtieri_3bn-foto©Dino-Ignani-480x343

ALEJANDRA PIZARNIK, La luce caduta della notte

spargi sfinge
il tuo pianto sul mio delirio
cresci cosparsa di fiori nella mia attesa
perché la salvezza celebra
l’abbondanza del nulla

spargi sfinge
la pace dei tuoi capelli di pietra
sul mio sangue rabbioso

io non capisco la musica
dell’ultimo abisso
io non so del sermone
del braccio di edera
ma voglio appartenere all’uccello innamorato
che trascina le ragazze
ebbre di mistero
amo l’uccello sapiente in amore
l’unico libero

alejandra pizarnik

AHMAD SHAMLU, Aida allo specchio

Le tue labbra,

Soavi come la poesia

Mutano il più sensuale dei baci

In tale pudore

Che un cavernicolo

Ne giova per divenire uomo.

 

E le tue guance,

Con due solchi obliqui

Che tracciano il tuo orgoglio

E il mio destino.

Io che sopportai la notte

Senza essere armato dell’attesa del mattino

 

E dai postriboli della compravendita

Riportai integra, una superba verginità.

Mai nessuno con tanta spietatezza

Si levò a uccidersi

Come io mi abbassai a vivere.

 

Il tuoi occhi, il segreto del fuoco

Il tuo amore,

Il trionfo dell’uomo

Quando si affretta a contrastare il destino.

 

Le tue braccia,

Un angolo dove vivere,

Un angolo dove morire,

Una fuga dalla città

Che con mille dita

Insulta volgarmente

Il candore del cielo.

 

La montagna nasce dalle prime pietre

E l’uomo dai primi dolori.

 

In me c’era un prigioniero tiranno

Che non si abituava al canto delle sue catene.

Io sono nato con il tuo primo sguardo.

 

Nelle tue maestose movenze

Le tempeste

Risuonano

Con la magnificenza di un flauto.

 

E la melodia delle tue vene

Fa sorgere il sole dell’eternità.

 

Lasciami ridestare dal sonno,

Che tutti i vicoli della città

Sappiano della mia presenza.

 

Le tue mani, la riconciliazione,

Compagne che aiutano

A cancellare l’ostilità dalla memoria.

 

La tua fronte, un grande specchio

Alta e radiosa

Dove le Pleiadi si riflettono

Per scoprire la loro bellezza.

 

Nel tuo petto due uccelli cantano inquieti.

Da quale via giungerà l’estate

Perché la sete renda più gradevole l’acqua?

 

Prima che tu apparissi nello specchio

Guardai dentro una lunga vita

Piansi paludi e mari.

 

Fata con sembianze umane

Il tuo corpo non brucia, se non nel vuoto dell’inganno!

 

La tua presenza è un paradiso

Che spiega la fuga dall’inferno,

Un mare che mi inghiotte

Fino a purificarmi di tutti i peccati e di tutte le menzogne.

 

E l’aurora si risveglia con le tue mani.

Alessia D’Errigo, Il tuo bacio che doveva essere il mio

di sangue mi faccio corpo
d’ombra rossa e margherite
il mio prato – uno stelo aperto al cielo

germogli in fiore

il mio sangue che non è solo il mio
(ombra del tuo bacio)
e il bacio – ombra mia

il mio prato un germoglio in fiore

e raccolgo a mani aperte
lo scorrere delle labbra
(platani aperti)
il tuo bacio – che è il mio

germoglia il fiore

cosa chiedo e chiedi – radice di baci
cosa ami e temi – radice di baci
cosa danzi – radice dei miei baci

il mio prato un germoglio in fiore

chiedimi ancora della notte – nascondimi
chiedimi ancora dell’amore – salvami
chiedimi ancora se l’amore e la notte…

germoglia il fiore

amore

il tuo bacio che doveva essere il mio