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La dimora del tempo sospeso

Ingeborg Bachmann
Anna Maria Curci

Foto, interviste, filmati, registrazioni mi hanno fatto conoscere il suo volto, i suoi gesti, la sua voce. La lunga frequentazione con i suoi testi mi fa tuttavia prediligere l’immagine con la quale l’ha rievocata, nel 1986, nel suo romanzo Estinzione, Thomas Bernhard. Ingeborg Bachmann è lì Maria, “la mia prima poetessa” (così la chiama l’io narrante), che appare all’improvviso nella valle di una località dell’Italia settentrionale “con il suo folle completo, giacca e pantaloni”. Sembra che venga direttamente, o stia per recarsi, a una serata di gala al Teatro dell’Opera. Viene da Parigi, Maria, non da Roma, dove all’epoca abita. Così, per me, Ingeborg Bachmann è Maria, nella sua mise per l’Opera, felicemente fuori luogo per una escursione in montagna, con i pantaloni neri di velluto stretti sotto il ginocchio, con la giacca di velluto color rosso cardinale e il colletto turchese.

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Ingeborg Bachmann, Cose di tutti i giorni

INGEBORG BACHMANN (poetessa austriaca; 1926 – 1963)
COSE DI TUTTI I GIORNI

Continuata, solo continuata
e nemmeno dichiarata
è la guerra.
L’inaudito è il quotidiano.
L’eroe sta
lontano dai campi di battaglia.
Il debole è gettato
nella zona del fuoco.
L’uniforme del giorno è la pazienza.
La medaglia
è una povera stella
di speranza sul cuore.

E te la danno, la medaglia
se non succede più niente
se la mitraglia è muta
se il nemico è invisibile.
Se l’ombra del riarmo eterno
nasconde la vista del cielo.

Sì, te la danno, la medaglia:
se abbandoni la tua bandiera
se affronti l’esercito amico
se tradisci i suoi segreti vergognosi.
Se sputi su tutti gli ordini.

Ben Shahn, Allegory, 1948