Fay Zwicky, I.M. Primo Levi

FAY ZWICKY (Melbourne, Australia, 1933)
I. M. PRIMO LEVI

Senza colore, senza odore,
senza utile o bellezza,
perché vorresti guardare?

Le mie radici sgretolano calcestruzzo
strangolano cemento, le mie dentellature rasate
proteggono la nuda essenza,

il muto vuoto del mio cuore di pianta.
Non puoi sondare la mia lingua antica
di pianta, uomo che parli

a uomini. All’infuori del narciso
o del delphinium, i poeti non ideano
alcun impeto dolce

dal mio linguaggio forgiato dal fuoco.
Poco esotica dato che son nata qui,
portatrice di più crudeli storie di quante

evocano i tuoi campi in fiamme.
Seminata dai tifoni, ho atteso
anni per levare il mio fiore spinoso e disperato,
senza colore, senza odore
e corazzato. Ma che si tende
si tende sempre verso il cielo. Il mio modo,

diresti, di farti capire
che la morte è intorno e pronta. Ascolta.
Sentirai passare il suo fiato.

 

Annunci

Fay Zwicky, Crescere

FAY ZWICKY (Melbourne, Australia, 1933)
CRESCERE

Quando cresco (ho solo cinquant’anni)
voglio essere montagnosa e saggia
come Marguerite Yourcenar.
Una grande sfinge di pietra
silente come un’ombra.
La bilancia perfetta
tra grazia e potenza.

Voglio essere forte abbastanza da vivere
su un’isola al largo della costa del Maine,
far inselvatichire il bel giardino,
ricevere un intervistatore
da un prestigioso programma d’arte TV
ogni vent’anni, scendere
per leggere a voce alta con altero distacco
passaggi profetici dal lavoro passato,
rifiutare le investiture d’accademia.

Non mi mancherà la mia terra natale.
Saprò chi sono.
La mia voce sarà bassa, salda,
senza enfasi, purificata dai bisogni.
Non m’importerà se ho ossa grandi,
pesante, non baderò
se i miei capelli sono fini,
se i miei occhi sono giunti a un punto morto,
se i problemi più veri restano senza risposta.
La perdita di amanti, la defezione dei figli
mi lascerà fredda.

Diventerò l’assoluto
che mi ci è voluto una vita annichilire.