GIULIANO MESA, non so, da quale notte, scura

non so, da quale notte, scura,

da quali passi, lenti,

ognuno che batte sulla sabbia,

che cerca, scuro, dove posarsi dopo.

Sassi conchiglie sabbia, dopo,

acqua che fa l’impasto, terra,

grani di sale, tagliano,

strinano l’aria intorno, l’aria,

che risuona, il vento che la muove,

tra le palpebre, chiuse, che si aprono,

tra le mani, le dita, le dita che si schiudono,

ancora la pelle, tesa, che si tende,

i lobi, le palpebre, il sale che le strina,

le labbra, non so, la voce tra le labbra,

non so, che parla, so che parla,

so che parla

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GIULIANO MESA, QUESTA SORDA SIRENA

questa sorda sirena,
e finalmente il suono della fine

(è già finita,
non resta che finire)

questa sera serena,
che mente fino all’ultimo sospiro

(è già spirata,
basta respirarla)

[questa selva silente,
che finalmente è solo una maceria

(che non riguarda,
se non si guarda più)]