GIULIANO MESA, non so, da quale notte, scura

non so, da quale notte, scura,

da quali passi, lenti,

ognuno che batte sulla sabbia,

che cerca, scuro, dove posarsi dopo.

Sassi conchiglie sabbia, dopo,

acqua che fa l’impasto, terra,

grani di sale, tagliano,

strinano l’aria intorno, l’aria,

che risuona, il vento che la muove,

tra le palpebre, chiuse, che si aprono,

tra le mani, le dita, le dita che si schiudono,

ancora la pelle, tesa, che si tende,

i lobi, le palpebre, il sale che le strina,

le labbra, non so, la voce tra le labbra,

non so, che parla, so che parla,

so che parla

ANTONELLA BUKOVAZ, Camerardente

Nello sciame quantico
quanti siamo? Affondiamo
sempre più nella lingua
deglutiti da boschi d’alfabeti
si emerge a cercare calma
ci tiene a galla
un confine mai divelto.
Una corruzione inesorabile accompagna la crescita
e la parola
confine tra uomo e uomo
da questo abisso
risalire sarà una guerra
fino alla conchiglia delle mani
a scoprire una perla dal brillio del latte
pronta a esplodere o, nel peggiore dei casi
a perdere splendore
fino a ingrigire e spegnere
anche la luce intorno.
Dicono che sono caduti – i confini
ma com’è possibile? Erano tutt’uno
con le carni dei vicini e le ansie
da finitudine imperfetta
e la materia della lontananza!
Si è vissuti in un coagulo eroso
dal protendersi di opposti versanti
dalla notte delle strategie
da un misurato marasma.
Si è sopravissuti in sanguinaccio di identità.
E ora questa notizia!
……
Quindi ciò che sento è la presenza
di un arto fantasma?
Alla luce del desiderio del desiderio
sono evidenti le storture dello sguardo
i crampi alla percezione del reale
mentre il rimpianto dei confini
– poggiati su cuscini – di raso
è un’ode di cinque o sei versi
lungo i quali so schiantarmi e ricompormi
alla penombra della loro camera ardente.
Ho tenuto tra le mani il mio osso
ora non posso più respingermi
ma rischio di lasciarmi annegare
in questo che è il mio riflesso
e sembra mare.
antonella-bukovaz-L-XPetZY

NELLY SACHS, La parola perduta

Non so più
dove cantano gli uccelli
o
se c’è un pianto nel mare
dove gli angeli del profondo
scrollano via tremando il divino terrore
d’essere rapiti nell’aria –

Non saprò mai
se i voraci desideri
questi pesci-spada
che trapassano
meraviglie dell’anima dolcemente sgusciante
si consumano nell’ardente mandorla della terra
e se con un soffio l’universo offeso
nel volgere di una notte
non ha spento la mia luce nera

perché di nuovo ho perduto dormendo
una parola d’amore.