Edith Södergran, A piedi ho dovuto attraversare il sistema solare

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)
A PIEDI HO DOVUTO TRAVERSARE IL SISTEMA SOLARE

A piedi
ho dovuto traversare il sistema solare
prima di trovare il filo originario del mio vestito rosso.
Presagisco già me stessa.
Da qualche parte nello spazio pencola il mio cuore,
dal quale sgorgano scintille squassando l’aria,
verso altri cuori intemperanti.

Edith Södergran, Niente

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)
NIENTE

Calma, bambino mio: qui non c’è niente.
Tutto è come lo vedi: il bosco, il fumo,
la fuga dei binari.
Laggiù, da qualche parte, in terre lontane
ci sono un cielo più azzurro, e rose sul muro,
o una palma, o un vento più caldo.
E questo è tutto.
Nient’altro che la neve, sui rami dell’abete.
Niente da baciare con una calda
bocca che, come tutte, col tempo si raffredda.
Tu dici, figlio mio, che hai un cuore forte,
che peggio che morire è vivere inutilmente.
Di morte, parli? Non lo senti, lo schifo
della sua veste? Niente fa ribrezzo
come la morte cercata. Impariamo ad amare
le lunghe ore malate dell’esistenza,
gli angusti anni di smania,
quanto i brevi momenti in cui il deserto fiorisce.

Arkhip Kuindzhi, NIGHT ON THE DNEPR (1880)

Edith Södergran, La terra che non è

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)
LA TERRA CHE NON È

Ho nostalgia della terra che non è,
poiché tutto ciò che è, sono stanca di desiderarlo.
La luna mi racconta, in rune d’argento,
della terra che non è.
La terra, dove ogni nostro desiderio è meravigliosamente appagato,
la terra, dove tutte le nostre catene cadono,
la terra, dove rinfreschiamo la fronte lacerata
nella rugiada della luna.
La mia vita fu una bruciante illusione.
Ma una cosa ho trovato e una l’ho veramente ottenuta –
la strada per la terra che non è.

Nella terra che non è
dove il mio amore va con corona scintillante.
Chi è il mio amore? La notte è oscura
e le stelle fremono in risposta.
Chi è il mio amore? Qual è il suo nome?
I cieli formano volte sempre più alte,
e un essere umano annega in infinite nebbie
e non sa risposta.
Ma un essere umano è nient’altro che certezza.
E alza le braccia più in alto di tutti i cieli.
E viene una risposta: Io sono colui che ami e sempre amerai.

Isaak Levitan, ABOVE ETERNAL PEACE (1894)

Edith Södergran, Campi di luce

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)
CAMPI DI LUCE

Io ho energie. Non temo nulla.
Luce è il cielo per me.
Se rovina il mondo –
io non rovino.
I miei orizzonti stanno luminosi
sopra la notte tempestosa della terra.
Uscite dal campo di luce misterioso!
Inflessibile, la mia forza aspetta.

Arkhip Kuindzhi, ELBRUS IN THE EVENING (1908)

Edith Södergran, Il mio futuro

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)
IL MIO FUTURO

Il capriccio di un attimo
mi ha rubato il futuro,
messo insieme a casaccio.
Voglio rifabbricarmelo più bello,
come l’ho sempre pensato.
Ricostruirlo su terreno solido
(le mie intenzioni).
Risollevarlo su colonne altissime
(i miei ideali).
Riaprirvi il passaggio segreto
dell’anima mia.
Rialzargli la torre scoscesa
della mia solitudine.

Andrew Wyeth (1917-2009), ON THE EDGE

Edith Södergran, Io

EDITH SÖDERGRAN (San Pietroburgo 1892 – Raivola, Carelia, 1923)

IO

Son forestiera in questa terra
che giace profonda sotto il mare pressante,
lo sguardo del sole penetra con raggi spirali
e l’aria mi scorre tra le mani.
Mi dissero che ero nata in cattività –
qui non c’è nessun volto familiare.
Ero forse un sasso che qualcuno ha gettato qui sul fondo?
Ero forse un frutto troppo pesante per il ramo che lo sosteneva?
Sono qui in agguato ai piedi dell’albero che mormora,
come fare per risalire i lubrici tronchi?
Lì in cima convergono le ondeggianti corone,
lì voglio sedermi e sbirciare
il fumo che sale dai comignoli della mia terra…