GIOVANNA BEMPORAD, L’ANIMA MIA CHE HA TRISTEZZE D’AURORA

L’anima mia che ha tristezze d’aurora
e di tramonto, e il gusto della morte,
non più tenuta viva da illusioni
piange sommessa al clamoroso mare
come un fanciullo triste, abbandonato
senza difesa a tutti i suoi terrori.
Ma quando il sole un riso di rubini
mi semina tra i solchi della fronte,
spiegano i sogni un volo di gabbiani!
Persa in un mondo di gocce d’azzurro
e di freschezza verde, annego in questo
mare più dolce dell’oblio l’angoscia
cupa degli anni tardi, in cui presento,
rammaricando, che il mio tempo è morto.

SAVITA SINGH, SENZA ÀNCORA NÉ VINCOLO

Il vento rifiniva un’idea
nella testa di un uccello
che si era appena fatto il nido.
Era venuto a dirmi anche
che io sono soltanto un frutto del tempo
e che non sono nessuno per pensare alla mia
trascendenza.
La tristezza che senza sosta gocciola nel mio
intimo
da un rubinetto ossidato e inarrestabile,
è anche una apertura alla creazione malinconica.
Sul far della notte,
l’uccello era ben insediato nella sua casetta,
mi aveva lasciato a vagare
per il largo mondo,
senza àncora né vincolo.